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Tutti i colori del buio: i contenuti pedagogici dell’azione associativa come risposta al bullismo e alla disgregazione giovanile

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Premessa

Il progetto si colloca nei due ambiti operativi della Tutela e promozione dell’infanzia, dell’adolescenza e dei giovani e della Promozione, tutela e sostegno per favorire l’inclusione sociale alle persone in condizioni di marginalità e disagio considerati prioritari dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo operante presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito della Direttiva 2009 (Legge 7 dicembre 2000 n. 383 “Linee di indirizzo per la presentazione di progetti sperimentali da parte delle associazioni di promozione sociale iscritte nei Registri di cui all’art. 7, nonché per assicurare il sostegno ad iniziative formative e di informatizzazione, di cui all’art. 12, comma 3, lett. F).

A.I.C.S è si propone e ottiene il supporto all’idea progettuale grazie alla sua rete operativa interna di Comitati locali coinvolti per sviluppare l’iniziativa in ben tredici realtà territoriali:

1. Piemonte: Torino (TO)

2. Lombardia: Cremona (CR)

3. Veneto: Padova (PD)

4. Emilia Romagna: Forlì (FO)

5. Toscana: Firenze (FI)

6. Lazio: Roma (RM)

7. Umbria: Perugia (PG)

8. Campania: Napoli (na)

9. Basilicata: Potenza (PZ)

10. Calabria: Crotone (KR)

11. Puglia: Lecce (LE)

12. Friuli Venezia Giulia: Pordenone(PN)

13. Liguria: Savona (SV)

Idea progettuale

L’idea progettuale è mirata a prevenire il bullismo e in generale i comportamenti violenti tra i giovani attraverso lo sviluppo di competenze,  risorse e strategie nelle comunità di appartenenza.

Con il concetto di prevenzione ci si riferisce, in questo contesto, a “quell’insieme di condizioni materiali, percezioni e rappresentazioni individuali e collettive che consentono, a un soggetto e un gruppo, d’avere la convinzione di essere in grado di fronteggiare un evento che, potenzialmente, potrebbe essere una minaccia”. Recenti ricerche dimostrano che l’intervento sul bullismo è efficace solo se le istituzioni locali lavorano in modo sinergico, condividendo conoscenze e  metodologie di intervento, nel rispetto delle diversità di ruolo e funzione. Sappiamo anche però che qualsiasi progetto di intervento, se vuole essere efficace, deve ridare capacità e competenze al contesto/territorio, per renderlo in grado di utilizzare al meglio le condizioni che creano disagio. La strategia che si intende adottare per contrastare il bullismo è pertanto quella di intervenire sui meccanismi quotidiani e ordinari di vita dei contesti ai quali il progetto si rivolge, nella convinzione che interventi estemporanei e straordinari sono in contraddizione con la necessità di produrre cambiamenti stabili e calati nel tessuto sociale. Il progetto prevede pertanto il coinvolgimento di tutte quelle figure che a diversi livelli (istituzionali e non) nella comunità di appartenenza svolgono un importante ruolo educativo (genitori, rappresentanti del contesto scolastico, della giustizia minorile, dei servizi socio-sanitari, degli Enti Locali, del privato sociale, delle parrocchie e dei centri sportivi) e che possono costituire delle risorse locali fondamentali per intercettare, prevenire e contrastare la violenza tra i giovani. L’idea progettuale è innovativa non solo per il coinvolgimento di reti cosiddette informali ma anche e soprattutto per l’estensione territoriale, in quanto rende possibile un confronto sul territorio nazionale tra metodologie omogenee applicate in contesti sociali e culturali differenti. Sappiamo infatti che non esistono altre esperienze simili documentate in letteratura e che gli stessi interventi di prevenzione e contrasto del bullismo non solo sono attuati principalmente all’interno dei contesti scolastici ma sono anche pensati e gestiti autonomamente nei diversi contesti locali di appartenenza.

Gli obiettivi perseguiti

L'obiettivo generale del progetto consiste nel promuovere una maggiore consapevolezza nella comunità locale di appartenza al fine di comprendere e intervenire più efficacemente nelle situazioni di disagio che coinvolgono molti bambini, adolescenti e giovani. Gli obiettivi specifici sono:

  1. migliorare le conoscenze sulle problematiche del mondo giovanile con specifico riferimento al bullismo;
  2. promuovere a livello locale lo sviluppo di una cultura della legalità e del rispetto reciproco;
  3. aumentare la qualità e il benessere di bambini e adolescenti prevenendo l’insorgenza di comportamenti violenti tra i giovani;
  4. promuovere l’empowerment della comunità nel gestire il bullismo e in generale il disagio di bambini, adolescenti, giovani;
  5. sviluppare capacità di trasferire le competenze acquisite ai propri contesti di appartenenza;
  6. favorire lo scambio di buone prassi tra differenti contesti locali.

Le fasi di attuazione

  1. Definizione degli strumenti e mappatura territoriale
  2. Analisi dei bisogni territoriali
  3. Pianificazione degli interventi e costruzione degli strumenti
  4. Sensibilizzazione e scambio di buone prassi
  5. Valutazione attività progettuali

Le metodologie di intervento

Il progetto prevede l’utilizzo di una metodologia attiva attraverso la quale sollecitare la co-costruzione di linguaggi, obiettivi e strategie condivise per contrastare il bullismo tra i testimoni privilegiati presenti nelle diverse comunità di appartenenza. L’intervento si fonda su una metodologia di lavoro in cui è centrale il lavoro di rete ovvero la consapevolezza della necessità di un lavoro sinergico fra i diversi referenti istituzionali, nel rispetto della diversità di ruolo, di funzione e delle metodologie operative. Tutti gli interventi verranno pianificati e coordinati a livello centrale grazie ad un Comitato Tecnico Scientifico al fine di garantire un’omogeneità nelle azioni progettuali, definiti e condivisi a livello centrale e locale con i rappresentanti istituzionali di riferimento. Lo scambio continuo a livello locale sarà reso possibile dall’assetto di gruppo; la metodologia di intervento prevede infatti la costituzione di focus group (composti al massimo da 20 partecipanti per ambito territoriale più un massimo di due conduttori associati AICS) per cui verranno costruite specifiche e dettagliate schede di analisi.

I risultati attesi

  • Maggiore coinvolgimento della rete locale informale (parrocchia, centri sportivi, famiglie, etc.) e delle agenzie del territorio (enti locali, servizi sociosanitari, scolastici e della giustizia minorile, etc.)  nella gestione dei casi di bullismo;
  • Realizzazione di accordi con Enti e istituzioni a livello locale per un più efficace intervento nella prevenzione di situazioni di disagio che coinvolgono bambini, adolescenti e giovani;
  • Potenziamento della capacità di lavorare in rete da parte dei servizi del territorio;
  • Maggiore tutela e sostegno di bambini, adolescenti, giovani e famiglie che vivono una condizione di disagio;
  • Maggiore prevenzione del bullismo e delle condotte violente tra bambini, adolescenti e giovani;
  • Produzione e diffusione nazionale di materiale informativo sul bullismo;
  • Formazione di personale interno (associati AICS) presente a livello locale sul bullismo;
  • Aumento qualitativo e quantitativo della sensibilità sulle tematiche del disagio nell’infanzia e nell’adolescenza nel territorio.

Durata: 12 mesi (a partire dalla firma della Convenzione: luglio 2010)